Servizi digitali e infrastrutture fisiche fanno evolvere le PA locali
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Banca d’Italia ha recentemente pubblicato un’analisi sullo stato della digitalizzazione degli enti locali del Paese e sulla diffusione dell’e-government, approfondendo l’evoluzione sia dell’offerta dei servizi pubblici digitali, sia della trasformazione digitale del capitale fisico e umano degli enti locali
È ormai un dato di fatto che la pandemia da Covid-19, con la conseguente emergenza sanitaria che ne è derivata, abbia avuto un ruolo di acceleratore rispetto al processo di digitalizzazione dei servizi pubblici erogati agli italiani. Lo confermano anche le analisi di Banca d’Italia sulle caratteristiche dei siti web degli enti e sulla loro capacità di erogazione di servizi interamente digitali: se nel 2019 la percentuale di enti con un sito web non interattivo era del 42%, questo dato nel 2022 è sceso al 6%, influenzando la performance soprattutto delle strutture di piccole dimensioni; inoltre, la quota di enti che sono in grado di erogare almeno un servizio interamente online è passata in tre anni dal 47% al 73%, dove anche in questo caso la dimensione dell’ente influisce sulla capacità di passaggio ad una modalità interamente digitale.

Regioni, Province e Comuni: il grado di digitalizzazione nei servizi
Dall’analisi risulta che 16 Regioni su 21 hanno digitalizzato, anche solo in parte, il processo di erogazione di un set di servizi, quali il pagamento del bollo auto, la presentazione dei bandi per l’accesso ai fondi da parte di imprese e cittadini (che è il servizio più digitalizzato), il catasto per gli impianti termici (il meno digitale) e i certificati di prestazione energetica; 6 Regioni invece li hanno completamente digitalizzati. Le Regioni più digitalizzate da questo punto di vista si trovano nel Centro Italia e nel Nord Ovest, il Sud e le Isole sono invece ancora fanalino di coda.
A livello di Province e Comuni, lo scenario è ancora in divenire. Tra le Province, dove i servizi considerati sono quelli relativi alle autorizzazioni a imprese e cittadini e alle imposte tributi e canoni, è la metà che viene erogato, solo in parte, in modalità digitale, un quarto lo offre invece completamente online. Per quanto riguarda i Comuni, invece, il 62% degli enti svolge in modalità digitale, anche solo parzialmente, servizi quali i servizi demografici, quelli sociali e scolastici, lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) e lo Sportello Unico per l’Edilizia (SUE); li eroga interamente online “solo” il 28%.
Nei Comuni, inoltre, la principale modalità di accesso ai servizi online avviene tramite SPID, sia per quanto riguarda i servizi alle famiglie sia alle imprese. È questo un servizio che appare ormai consolidato, e che supporta nel garantire la sicurezza e la privacy nell’accesso a questi servizi.
Capitale fisico digitale a supporto degli enti locali
Focus della ricerca è anche il livello di diffusione e disponibilità delle infrastrutture tecniche nelle amministrazioni pubbliche locali. Queste sono infatti considerate dei fattori abilitanti l’offerta di servizi pubblici digitali, il cui monitoraggio è importante al fine di comprendere anche le direttrici evolutive del percorso di digitalizzazione degli enti. Di seguito alcuni trend in corso:
- per quanto riguarda le dotazioni tecnologiche personali, il 79% dei dipendenti ha un pc desktop, mentre solo un quarto utilizza un dispositivo mobile;
- due terzi degli enti utilizza soluzioni e sistemi di cloud computing; più diffuse le soluzioni di cloud storage e di Software as a Service, mentre è più contenuto il ricorso a soluzioni Platform as a Service;
per quanto riguarda l’adozione di tecnologie e paradigmi tecnologici più innovativi, come i Big Data analytics, l’Internet of Things, le Distributed Ledger Technology o l’Intelligenza artificiale, tra i rispondenti il 5,3% dichiara di aver utilizzato o stare utilizzando una di queste tecnologie, l’1,8% anche più di una. Tra le più utilizzate emerge l’intelligenza artificiale, mentre quelle più rare sono le tecnologie DLT.

In generale, dall’analisi dell’istituto emerge come le Regioni siano gli enti più digitalizzati e più innovativi, che si contraddistinguono sia per l’uso di soluzioni cloud più avanzate come i servizi PaaS, sia in termini di adozione di tecnologie più innovative, dove circa 1 su 2 dichiara di utilizzare soluzioni e strumenti di Big Data e intelligenza artificiale.
Le competenze digitali fanno la differenza nella trasformazione degli enti
Così come già evidente dal posizionamento del nostro paese nell’indicatore DESI sugli ambiti del capitale umano, anche la rilevazione di Banca d’Italia evidenzia una ridotta disponibilità di personale con competenze digitali, in particolare per gli enti locali. Dall’analisi emerge che tra il personale delle amministrazioni locali il 36% possiede una laurea, e l’11% ha una laurea in materie STEM. Inoltre, è il 17,9% che dichiara di avere competenze avanzate in ambito tecnico e digitale, anche in assenza di un titolo STEM. Risulta invece che la maggioranza degli addetti ha solo una competenza di base o addirittura nessuna conoscenza informatica. Per cercare di colmare questo gap, le pubbliche amministrazioni hanno quindi intrapreso dei percorsi di formazione in materia di ICT, con circa il 37% degli enti locali che dichiara di aver svolto questo tipo di attività per i propri dipendenti.

La spesa media in informatica della PAL in crescita rispetto al periodo pre-pandemico
In generale, nel biennio 2021-2022 la spesa media per investimenti informatici degli enti locali è risultata superiore a quella del periodo 2019-2020, con meno del 6% delle amministrazioni che ha dichiarato un calo della propria spesa in questo ambito.
Rispetto alle fonti di finanziamento a supporto della spesa ICT, sono soprattutto le Regioni che hanno fatto leva anche su iniziative e fondi nazionali ed europei, mentre Province e Comuni, così come le ASL e le aziende ospedaliere pubbliche (anche esse rappresentate nel campione), hanno utilizzato soprattutto risorse interne. Nel complesso, i fondi del PNRR sono comunque considerati un importante riferimento per aiutare le aziende pubbliche locali in questo percorso: tutte le Regioni, due terzi delle Province e quasi tutti i Comuni hanno preso parte ad almeno un bando del PNRR, anche se, tra chi non ha aderito, si lamentano soprattutto la mancanza di risorse a disposizione, di conoscenza dei bandi e di domanda per i servizi oggetto del bando.
