24.03.2025

MAFIE DIGITALI: l’utilizzo criminale di AI, Social e Dark Web

A colazione con

 

Le organizzazioni criminali stanno sfruttando le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale alle criptovalute, per potenziare le loro attività illecite. La criminalità organizzata utilizza il dark web, il riciclaggio automatizzato e persino l’AI per il reclutamento e la propaganda. Le istituzioni stanno reagendo, ma tra carenze di risorse e normative frammentate, la sfida resta complessa. Servono più investimenti e una cooperazione internazionale efficace per contrastare questi fenomeni. Riportiamo l’intervista su questo tema con Ranieri Razzante, Docente universitario specializzato in gestione del rischio di riciclaggio e cybersecurity, già Componente del Comitato per l’AI, Presidenza del Consiglio, Speaker del Cybersecurity Summit 2025, il 19 e 20 marzo a Milano.

 

Nel suo ultimo libro “Algoritmo criminale”, lei analizza il legame tra criminalità e nuove tecnologie. Cosa sappiamo di questo rapporto?

Le mafie sono avanti a noi di almeno 15 anni nell’uso del web e dell’intelligenza artificiale. Operano online da molto prima di noi e dispongono di tecnici specializzati, sia interni sia reclutati dall’estero. Attualmente è in corso una fase di reclutamento di hacker e di affinamento delle strategie per consolidare la loro presenza nello spazio digitale. Questo fenomeno è spesso sottovalutato a livello internazionale, poiché si continua a pensare a una “Mafia 2.0” senza coglierne l’evoluzione. In realtà, le mafie dimostrano una grande lungimiranza: operano nel web da almeno 15 anni, utilizzano le criptovalute e sfruttano il dark web per i loro traffici, allo scopo di ridurre i tempi di infiltrazione nell’economia legale.

 

L’utilizzo delle nuove tecnologie da parte della criminalità è dunque molto maturo. E per quanto riguarda l’intelligenza artificiale? Quali potrebbero essere le conseguenze del suo impiego?

L’AI triplica le potenzialità di attacco e infiltrazione, riducendo il bisogno di hacker, poiché consente di automatizzare molte attività. Questo significa che la facilità di penetrazione nel web e la capacità di commettere reati e riciclare denaro sono almeno raddoppiate. Il principale pericolo legato all’uso dell’AI è proprio questo. Le mafie, infatti, non conducono direttamente attacchi informatici, ma li subappaltano, utilizzandoli per acquisire visibilità e rafforzare la loro presenza sul territorio.

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il reclutamento delle nuove generazioni. Sui social media circolano video manipolati con l’AI che esaltano l’appartenenza a gruppi criminali, diffondendo modelli devianti. Studi condotti dalla Fondazione Magna Grecia (in particolare, il rapporto “Le mafie al tempo dei social” scaricabile online) evidenziano come le mafie sfruttino i social per attrarre nuovi affiliati, attraverso immagini e chat che ne esemplificano le dinamiche.

Purtroppo, la nostra capacità di reazione non è comparabile alla velocità con cui questi contenuti sono diffusi. Sarebbe auspicabile un impiego dell’AI in chiave difensiva, per potenziare le capacità di risposta e di contrattacco, anche derogando alla privacy dei criminali quando necessario. Tuttavia, attualmente siamo vincolati da limiti normativi, come quelli previsti dall’AI Act, che non facilitano questo tipo di interventi.

 

Riciclaggio e finanza illecita: l’AI può diventare un’alleata nel contrasto al riciclaggio di denaro? Quali sono gli strumenti più promettenti?

Sì, si stanno sperimentando applicazioni virtuose dell’AI nella lotta al riciclaggio, in particolare per l’analisi delle transazioni finanziarie. L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), presso la Banca d’Italia, già utilizza sistemi di machine learning per monitorare grandi volumi di operazioni, prevalentemente lecite, ma in cui è possibile individuare tempestivamente anomalie sospette.

L’AI è già impiegata nella rilevazione preventiva di schemi illeciti e fenomeni atipici nei conti bancari e nei circuiti finanziari. Successivamente, l’attività di contrasto è svolta dalle forze dell’ordine e dagli organi investigativi. In Italia, strumenti come l’Anagrafe dei rapporti finanziari e l’Anagrafe immobiliare sono già operativi. Inoltre, la Guardia di Finanza ha recentemente introdotto “Molecola”, un software basato su AI capace di analizzare miliardi di dati in fase investigativa. Da questo punto di vista, possiamo dire di essere all’avanguardia: i risultati nel contrasto al riciclaggio e al finanziamento illecito, incluso quello a fini terroristici, sono promettenti.

 

Come le criptovalute e la finanza decentralizzata stanno influenzando le attività di riciclaggio e finanziamento illecito?

Le mafie operano sempre più in maniera decentralizzata, sfruttando i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie finanziarie, come costi ridotti e rapidità nei trasferimenti di denaro. Le criptovalute, in particolare, pur essendo strumenti leciti, mancano ancora di una regolamentazione adeguata, il che le rende appetibili per la criminalità organizzata.

Da almeno 15 anni, le organizzazioni mafiose le utilizzano sistematicamente, e rappresentano ad oggi l’unico strumento per il pagamento dei riscatti in caso di attacchi ransomware. La mancanza di una tracciabilità immediata su questi flussi finanziari è una delle principali criticità, ed è urgente intervenire con normative adeguate a regolamentare questo ambito.

Leggi l’intervista completa a Ranieri Razzante sul canale cybersecurity di TIG.

 

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