La guerra al cybercrime sembra non avere mai fine.
L’inconsistenza sempre più accentuata dei perimetri aziendali a seguito del crescente ricorso al Cloud, rende ormai impossibile identificare eventuali punti d’ingresso per possibili attacchi alle infrastrutture e ai dati, bottino sempre più ambito e monetizzabile da parte di quella che ormai è strutturata come una vera e propria industria del crimine IT.
La risposta all’emergenza pandemica, che ha scatenato il fenomeno del remote o smart working, ha poi caricato ulteriormente di preoccupazioni i già assillati responsabili della sicurezza (ove presenti) delle aziende italiane.
Le architetture, i progetti di innovazione, l’integrazione di un numero sempre maggiore di tecnologie, spesso nuove, all’interno delle aziende, rendono problematica la gestione della sicurezza IT.
Cresce, quindi, la tendenza delle aziende a ricorrere a “chi ne sa”, a quei partner IT a cui dare le chiavi per gestire la propria sicurezza. Partner che si prendono carico, in outsourcing, della protezione delle infrastrutture e dei dati, dovendo dare una garanzia di recupero e di pronta rimessa in marcia dell’attività aziendale in caso di qualsiasi tipo di intoppo, dall’attacco cyber, all’incidente fisico. Una delega di competenze aggiornate, di dedizione, di utilizzo degli strumenti più adatti che ha creato un’offerta che va oltre al prodotto e che si arricchisce di servizi e di consulenza.
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